Attività didattiche in classe: educazione fisica senza palestra
Movimento al banco, camminate immaginate, gioco dello specchio con le carte delle emozioni e gioco dei mimi: una lezione completa di espressione corporea in aula.
Molti docenti, soprattutto alla scuola primaria, non hanno una palestra a disposizione. Alcuni non hanno nemmeno un cortile o un'area interna o esterna attrezzata per l'educazione fisica. In quel caso il nucleo fondante su cui conviene lavorare è il linguaggio del corpo come modalità comunicativo-espressiva: si fa in aula, con i banchi, e non richiede attrezzatura.
Preparare l'aula
Prima di tutto verificate con la scuola, in base alle norme di sicurezza interne, se è possibile spostare i banchi. Disponeteli a ferro di cavallo: si libera uno spazio al centro dell'aula, sufficiente per le attività di mimo e drammatizzazione, e i compagni seduti hanno una visuale completa su chi si muove.
Riscaldamento al banco
Si comincia con attività di movimento al banco, con un sottofondo musicale: esercizi di riscaldamento per gli arti superiori e inferiori, esercizi di rilassamento e di respirazione.
Le camminate immaginate
Se lo spazio centrale è disponibile, chiamate i bambini al centro dell'aula, singolarmente o a piccoli gruppi, e proponete queste consegne:
- Camminare con passi ampi, poi con passi piccoli e veloci.
- Camminare facendo finta di salire, poi di scendere.
- Camminare in equilibrio su un filo immaginario.
- Camminare contro il vento forte.
- Camminare con un ombrello sotto la pioggia e al freddo.
Anche qui il sottofondo musicale aiuta. I compagni seduti al banco osservano e possono compilare una griglia di osservazione: diventano parte attiva della lezione invece di aspettare il proprio turno.
Il corpo che si trasforma
Sempre in forma individuale, si passa alle consegne di trasformazione:
- Il corpo diventa pesante, poi leggero.
- Il corpo si trasforma in un oggetto: una palla, una piuma.
- Il corpo diventa un fenomeno atmosferico: la neve, la pioggia.
- Il corpo diventa un elemento: acqua, aria, terra, fuoco.
Il gioco dello specchio e le carte delle emozioni
È un'attività a coppie che si può svolgere anche restando al banco. Ogni coppia ha un mazzo di carte delle emozioni. A turno un bambino pesca una carta e riproduce con il volto e con il corpo l'emozione rappresentata; il compagno deve indovinare di quale emozione si tratta.
Le carte si possono stampare, far ritagliare ai bambini ed eventualmente plastificare: prepararle diventa a sua volta parte del lavoro.
Il gioco dei mimi
Si chiude con un gioco a squadre. Ogni squadra deve rappresentare delle azioni che le altre squadre devono indovinare. Le azioni si scrivono su cartoncini preparati in anticipo e si pescano a sorte.
Materiale necessario
- Un mazzo di carte delle emozioni per ogni coppia
- Cartoncini con le azioni da mimare
- Un impianto audio, anche solo una cassa portatile
- Le griglie di osservazione per chi guarda dal banco
Obiettivi didattici
- Osservare e drammatizzare comportamenti sociali
- Esprimersi con il corpo
- Comunicare con modalità non verbali
- Lavorare in gruppo
- Prestare attenzione al contributo originale e personale degli altri
- Gestire i conflitti
- Riconoscere gli effetti benefici dell'umorismo
Perché la drammatizzazione funziona
I giochi di drammatizzazione abituano i bambini a prestare attenzione ai comportamenti propri e altrui e al linguaggio del corpo. Hanno anche una funzione cognitiva e di riflessione quando la situazione messa in scena simula un problema da risolvere, per esempio di tipo relazionale: un litigio, un conflitto.
L'intervento dell'adulto che dice che è bene non litigare è poco efficace. Simulare la situazione problematica e metterla in scena è invece una rappresentazione simbolica, una duplicazione del reale: facilita la rielaborazione e il distacco da quella situazione e permette di trovare altre soluzioni attraverso un processo di ristrutturazione emotiva e cognitiva.